I CONCERTI

Se penso che sono stati il punto di incontro tra due “im-perfetti” sconosciuti  che alla fine si sono anche sposati mi viene da ridere!

Ma quali giochi di sguardi , camminate da pantera e frasi alla “bacioperugina” , tra me e mio marito in realtà è stato un match all’ultimo sangue tra chi ne aveva visti di piu’ e da li’ è stato subito LOVE.

Io AMO andare ai concerti, li VIVO!  Dal momento in cui ( sempre piu’ difficile ) trovo i biglietti fino a quando  (finito il concerto)  affondando i denti nel “classico” panino con la salamella, condito con qualsiasi cosa proponga il baracchino  con le mani intrise di unto tento di avere uno sconto sulla maglietta con le date del tour!

Ormai sono 20 anni che faccio la stessa cosa…. si 20 anni… e nonostante tutto l’udito ed il colesterolo sono a posto!

Cantare all’unisono con i propri idoli di sempre e quelli del momento mi riempie di emozioni, di ricordimagici a volte divertenti a volte tragicomici .. ma sempre indeleboli emozioni che non passano mai!

LavitadiCri@MuseTorino-28Luglio2013

LavitadiCri@MuseTorino-28Luglio2013

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3 pensieri su “I CONCERTI

  1. La mia esperienza con i concerti é molto limitata: ne ho visti 3 in tutta la mia vita, tutti e 3 di Franco Battiato. Gli piace farli in mezzo ai prati, e questo talvolta causa degli inconvenienti non da poco.
    Ad esempio, al primo dei 3 concerti aveva piovuto a dirotto dalla mattina fino a un’ ora prima dell’ inizio, e quindi per raggiungere il mio posto a sedere dovetti avanzare nel fango che mi arrivava fino alle caviglie.
    Tuttavia, fare i concerti in un contesto agreste ha anche dei lati positivi: ad esempio, al secondo e al terzo concerto eravamo in piena Primavera, e quindi l’ aria era carica di tutti gli odori naturali della terra, sembrava di essere nel giardino dell’ Eden.
    Al primo concerto Battiato fece un’ entrata in scena spettacolare: arrivò in macchina, fece fermare l’ autista a poca distanza dagli ultimi posti a sedere e poi percorse a piedi il tragitto da lì al palco. Anche lui si sarà riempito le scarpe di fango, ora che ci penso.
    Il pubblico fu molto disciplinato: invece di sporgersi in avanti per toccarlo, si alzò in piedi e lo applaudì a scena aperta. Lo facemmo perché avevamo capito il senso profondo di quella scelta: Battiato voleva esprimere vicinanza al suo pubblico non con un sorriso finto, non con un ringraziamento stereotipato, ma con il gesto simbolico di camminare in mezzo a noi. Ci commosse senza bisogno di dire una parola.
    Il terzo concerto fu il più bello in assoluto, perché lui nell’ ultima mezz’ora ci chiamò tutti sotto il palco e fece canzoni a richiesta finché non gli andò via la voce.
    Quella sera stessa capii che non l’ avrei più visto in concerto, perché era meglio chiudere così, avevo già toccato l’ apice.

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